Dopo la fase sperimentale avviata nell’aprile 2025, il nuovo sistema manda in soffitta la vecchia logica del deposito puramente formale per fare spazio a una base dati trasparente, strutturata per settori ATECO e finalmente verificabile.
La Commissione dell’Informazione del CNEL ha approvato all’unanimità la riorganizzazione integrale dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro.
La novità più rilevante riguarda il superamento della frammentazione. Per la prima volta, la permanenza di un contratto nell’Archivio nazionale non dipenderà dal semplice deposito, ma dal suo radicamento reale nel sistema produttivo.
Grazie all’integrazione con i dati amministrativi Inps (Uniemens), sono stati fissati paletti rigorosi per la classificazione dei CCNL di settore:
-
Soglia minima del 5%: Il contratto deve essere applicato ad almeno il 5% dei dipendenti di una divisione ATECO.
-
Soglia del 3% per i multi-settore: Per i contratti che coprono più aree, la soglia è fissata al 3% in almeno una divisione.
Questo meccanismo permette di distinguere nettamente tra contrattazione effettiva e contrattazione marginale, offrendo una bussola affidabile a imprese, consulenti e lavoratori.
La riforma introduce inoltre le schede contratto standardizzate, uno strumento tecnico progettato per garantire la legalità e la parità di condizioni nel mercato. Già operative per i principali contratti del terziario (che coinvolgono circa 5 milioni di lavoratori), queste schede:
-
Si basano sulle voci retributive e normative del Codice dei contratti pubblici.
-
Permettono alle stazioni appaltanti di valutare in modo oggettivo l’equivalenza tra contratti.
-
Forniscono note comparative per smascherare e contrastare il fenomeno del dumping contrattuale.
