{"id":6264,"date":"2026-02-26T08:33:10","date_gmt":"2026-02-26T07:33:10","guid":{"rendered":"https:\/\/news.studionicco.it\/wordpress\/?p=6264"},"modified":"2026-02-26T08:33:10","modified_gmt":"2026-02-26T07:33:10","slug":"tribunale-di-napoli-anche-whatsapp-puo-essere-un-mezzo-idoneo-ad-integrare-la-forma-scritta-del-licenziamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/news.studionicco.it\/wordpress\/tribunale-di-napoli-anche-whatsapp-puo-essere-un-mezzo-idoneo-ad-integrare-la-forma-scritta-del-licenziamento\/","title":{"rendered":"Tribunale di Napoli: anche WhatsApp pu\u00f2 essere un mezzo idoneo ad integrare la forma scritta del licenziamento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Una comunicazione di licenziamento effettuata tramite messaggistica telefonica \u00e8 potenzialmente idonea ad integrare la forma scritta <em>ad substantiam<\/em> prevista dalla normativa. E&#8217; il contenuto della sentenza n. 4481 del 14 novembre 2025 del Tribunale di Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il parere del Giudice, il licenziamento deve essere intimato per iscritto senza essere necessarie delle forme sacramentali affinch\u00e9 tale requisito possa considerarsi assolto. Ne consegue che la richiesta forma scritta <em>ad substantiam<\/em>\u00a0del licenziamento deve intendersi soddisfatta \u201c<em>in assenza della previsione di modalit\u00e0 specifiche, con qualunque modalit\u00e0 che comporti <\/em><em>la trasmissione al destinatario del documento scritto nella sua materialit\u00e0&#8221;<\/em> (cfr. Cass. n. 29753\/17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, il licenziamento era intervenuto tramite l\u2019applicazione <em>WhatsApp; <\/em>il Giudice evidenzia come tale sembri assolvere all\u2019onere della forma scritta richiesta dalla legge, trattandosi di un documento informatico che la stessa parte ricorrente dichiara di aver ricevuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del medesimo avviso il Tribunale di Catania (Sez. Lavoro),\u00a0 che gi\u00e0 con sentenza del 27\/06\/2017 affermava che \u201c<em>il recesso intimato a mezzo \u00abWhatsApp\u00bb appare assolvere l\u2019onere della forma scritta, allorch\u00e9 parte ricorrente abbia con certezza imputato al datore di lavoro il documento informatico, tanto da provvedere a formulare tempestiva impugnazione stragiudiziale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La motivazione della sentenza, citando la Suprema Corte, evidenzia che \u201c<em>in tema di forma scritta del licenziamento prescritta a pena di inefficacia, non sussiste per il datore di lavoro l\u2019onere di adoperare formule sacramentali<\/em>\u201c, potendo \u201d\u00a0<em>la volont\u00e0 di licenziare\u2026 essere comunicata al lavoratore anche in forma indiretta, purch\u00e9 chiara<\/em>\u201d (Cass., civ. sez. lav., 13 agosto 2007, n. 17652, ma anche Cass., civ. sez. lav., 18 marzo 2009, n. 6553).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una comunicazione di licenziamento effettuata tramite messaggistica telefonica \u00e8 potenzialmente idonea ad integrare la forma scritta ad substantiam prevista dalla normativa. 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